giovedì, 26 novembre 2009

Aid al Kabir, la festa grande.

Aid al adha (festa del sacrificio) è la festa celebrata ogni anno nel mese lunare islamico di Dhul hijja, in cui ha luogo il pellegrinaggio, il quinto pilastro dell'Islam, in arabo Hajj. Spesso viene anche detta aid al-kabir (“festa grande”), in contrapposizione a aid al-saghir (“festa piccola”), con il quale si intende la festa per la rottura del digiuno del mese di Ramadan. Aid al kabir è una delle due feste religiose musulmane, la più importante. Questa giornata commemora la vicenda del sacrificio del Profeta Abramo, pace su lui, che aveva accettato per amore verso l'Unico e Solo Dio di uccidere il proprio figlio, ma che, grazie alla Misericordia dell'Altissimo, alla fine sacrificò al suo posto un montone. Nella tradizione cristiana è presente lo stesso avvenimento, con la differenza che per i musulmani è il figlio di Hajar, Ismaele, quello che inizialmente doveva essere sacrificato. In quella cristiana invece è Isacco, il figlio di Sara e fratello di Ismaele.

Il sacrificio viene effettuato per ragioni diverse, come ci insegna "Minhaj al Muslim" Di Abu Bakr Al Jazairi:

1) Guadagnarsi la grazia dell'Altissimo, che dice "Prega il Tuo Signore e sacrifica" (Sura 108, v.2)

"Dì; in verità la mia preghiera, i miei sacrifici, la mia vita e la mia morte appartengono ad Allah, Signore dell'universo senza alcun congenere" (Sura 6, v. 162)

2)Vivificare il ricordo del sacrificio di Abramo, pace su lui, il culmine del puro monoteismo, al quale l'Altissimo ordinò di immolare il figlio Ismaele, riscattandolo poi con un montone celeste inviato da Allah:

"Noi lo riscattammo con un grande sacrificio" (Sura 37, v. 107)

Chiesero al Profeta ss: "Perchè questi sacrifici?" "E' la tradizione di nostro padre Abramo" rispose. "Qual'è il vantaggio" Chiesero ancora. "Per ogni pelo vi sarà accreditata un buona azione" rispose. "E la lana?" "Anche per ogni ciuffo di lana" concluse il Profeta." (Ibn Maja e Tirmidhi)

3) Permettere l'abbondanza alla propria famiglia nel giorno dell'aid e diffondere la gioia tra i poveri.

4) Rendere gloria a Dio che ci ha concesso potere su questi animali e che dice: "mangiatene, distribuitene sia a coloro che si accontentano che a coloro che mendicano. Noi vi abbiamo assoggettato questi animali. Forse ne sarete riconoscenti. Ad Allah non giungono nè la loro carne nè il loro sangue. Ma a Dio giunge la vostra devozione." (Sura 22, v. 36-37)

Questa festa ha luogo il giorno 10 del mese di Dhul hijja in tutto il mondo islamico, unitamente ai pellegrini che assolvono all’obbligo del pellegrinaggio a Mecca, o al massimo entro i successivi tre giorni. Durante questi tre giorni è vietato qualsiasi tipo di ritiro spirituale e di digiuno, essendo giorni da dedicare unicamente  al festeggiamento, senza ovviamente tralasciare i consueti impegni spirituali come la salat.

I preparativi per questa festa iniziano qualche tempo prima.

Le famiglie che hanno la possibilità economica di farlo quindi acquistano un montone anticipatamente. Nei paesi arabi viene spesso tenuto nelle case, visto che ve ne sono molte con giardini o comunque terreni circostanti ove è possibile farlo. Qui in Italia invece lo si tiene dal contadino presso il quale lo si acquista.

L'animale destinato al sacrificio,secondo la shariia, la Legge islamica, deve essere fisicamente integro e adulto e può appartenere alla specie ovina, caprina, bovina o essere un camelide. L’animale viene ucciso mediante sgozzamento, con la recisione della giugulare e delle altre vene del collo, il che permette a tutto il sangue di defluire, visto che per la legislazione Coranica (ed anche per quella biblica) è proibito alimentarsi con sangue o carni che ne contengano non essendo, appunto, state sgozzate. Questo tipo di macellazione inoltre concede all'animale una sofferenza fisica praticamente inesistente.

La cerimonia avviene il giorno 10 di Dhul hijja o nei tre giorni seguenti, nel periodo di tempo compreso fra la fine della preghiera del mattino e l’inizio della preghiera del pomeriggio. L'animale viene sacrificato da un uomo, che deve essere in stato di purezza rituale, ovvero deve aver compiuto le abluzioni. Quando compie il  sacrificio, deve pronunciare la formula: «Nel nome di Dio! Dio è il più grande». La formula "In Nome di Allah", la basmala, è obbligatoria.

 Il Corano dice: "Non mangiate le carni sulle quali non sia stato pronunciato il Nome di Allah, sarebbe sfidare il Signore" Sura 6, v. 121)

Secondo il parere unanime dei sapienti, è preferibile che il musulmano esegua personalmente il sacrificio. Nel caso in cui invece ci si rivolgesse ad un macellaio, non è permesso compensare quest'ultimo con parte della carne della vittima. Ali disse: "L'Inviato di Dio mi ha incaricato della macellazione dei suoi cammelli sacrificali e mi ha ordinato di distribuire la carne in elemosina, così come le pelli e i basti, e di non dare niente di tutto questo in paga al macellaio." "Siamo noi che dobbiamo pagare il suo salario", disse il Profeta" (Bukhari e Muslim)

La carne dopo essere lasciata per qualche tempo a riposare, viene divisa in tre parti, una delle quali va consumata fin da subito in famiglia, mentre la seconda va conservata e utilizzata in seguito. La terza viene destinata ai poveri della comunità, che non hanno i mezzi economici per acquistare un capo da sacrificare. Secondo il fiqh malikita, una delle quattro scuole di giurisprudenza islamica, chi vuole comunque può donare tutto il montone in elemosina, anche se non è obbligato a farlo.

Disse il Profeta: "Mangiatene, conservatene e datene in elemosina" (Bukhari e Muslim)

Il giorno di l'aid quindi ci si alza molto presto, per prepararsi a partecipare alla preghiera collettiva che è religiosamente prevista per questa giornata. Si compie un bagno rituale e ci si predispone spiritualmente, ci si veste con cura con i migliori abiti acquistati proprio per questa occasione e ci si reca tutti insieme, donne, uomini e bambini, alla moschea, dove ci si scambiano gli auguri. Poi si prega tutti assieme guidati come di consueto dall'imam.

Dopo ciò si va subito a casa, e gli uomini si preparano per sacrificare il montone nei luoghi adibiti a farlo. Nei paesi arabi, come si diceva prima, ci sono molte campagne, molti hanno pezzi di terreno che circondano le case, e di solito lo si fa lì. Qui in Italia invece si effettua dai contadini che curano i montoni acquistati dalle famiglie oppure in luoghi concessi da proprietari di macelli come da accordi stabiliti con lo stato italiano.

Bisogna badare, quando ci si appresta a sacrificare l'animale, ad usare tenerezza e dolcezza verso di lui, non violenza. Si deve tranquillizzarlo, accarezzarlo, voltarlo verso la Mecca e pronunciare la formula di cui sopra, ed eseguire il sacrificio con la massima velocità, per evitare che l'animale soffra o si spaventi. E' necessario stare molto attenti a tutte queste regole, perché questo è un rituale religioso, che se fatto in modo errato spiritualmente non avrebbe nessun valore.

Dopodichè si trascorre la giornata in famiglia o tra amici e parenti, e, contrariamente al resto dell'anno, durante il quale è consigliabile mangiare il necessario senza esagerare, ci si può cibare in abbondanza.

Che Allah subhanaHu wa ta'Ala renda la vostra giornata di festa di domani gioiosa e serena, in compagnia della vostra famiglia e dei vostri cari.

As salam alaykum wa rahmatuLlah, Aisha.

muslima alle 23:43 in: approfondimenti, auguri, islam, regole islamiche, ummah
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giovedì, 12 novembre 2009

Si torna in tv!

...che ovviamente ve lo volevo segnalare, solo che a quest'ora non ho estro di scrivere... Perciò faccio prima, lo scopiazzo direttamente dal suo blog:

"
Postato alle 17:42 del mercoledì, 11 novembre 2009

Bismillahi ar-Rahmani ar-Rahim



As-salam alaykoum, allora io vado, neh?
Come "dove?"
Ma su RAI 1, venerdì 13 nov alle 16 e 15 in diretta, inch'Allah.
E siccome io e "mamma Rai" semo compari, son riuscita a farmi dire l'ora esatta del collegamento: all'incirca dalle 18 alle 18 e 40...ok?
Tema della puntata: la storia di donne sposate con uomini musulmani che, vivendo la loro vita all'insegna dell'Islam e degli insegnamenti del beneamato profeta Mohammed ss, sono felici ed amate dai loro consorti, in barba a chi crede che siamo "tutte" mazziate ed obbligate a fare delle scelte!
Certamente ci sono anche quei casi lì, poverine, ma sono casi di pessima cultura dove di islamico non c'è nulla...diciamo una sorta di quello che accade tra le mura domestiche anche qui in Italia!
Vi chiedo solo tanti du'a, inch'Allah.
Io allora vado, neh?
Come "dove"?
Ma a stirà, a lavà, a spazzà....n'ata vota...........bimbi!! Tutti in fila che giochiamo a nascondino: chi sparisce fino a venerdì pomeriggio, vince una ripresa!

***Amina*** "

Allah swt sia con te, sorella.Rendi palese la bellezza della nostra testimonianza.

giovedì, 12 novembre 2009

Franco Cardini sul Profeta Muhammed.

Ascolta la “lezione” del professor Franco Cardini, intervistato da Nicola Stella nel corso delle “Due ore del Secolo” di Radio 19: «Prima di parlare bisognerebbe leggere e riflettere». Interessante e colto parere di un non musulmano.
mercoledì, 11 novembre 2009

Per amore di Muhammed, pace e benedizioni su di lui.

 
 

AsSalamu Alikom (la pace sia su di voi)

Abbiamo il piacere di dedicare la lezione di Giovedì prossimo, il 12 Novembre per il nostro amato, il Profeta Muhammad, pace e benedizione su di lui, che sarà titolata:

"Il nostro dovere verso il nostro Profeta"

Tratterà il tema l'Imam Abdullah di Milano, e invitiamo tutti a partecipare e contribuire in questa lezione per amore del Profeta Muhammad, il nostro esempio di vita inviato come misericordia per tutta l'umanità.

http://muhammad.huda.it/


Cosa viene detto sul Profeta Muhammad, pace e benedizione su di lui:

http://muhammad.huda.it/profeta.html

www.huda.it 

(Inoltra per amore del tuo Profeta)


muslima alle 10:11 in: appuntamenti, links utili, islam e vita, ummah
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giovedì, 05 novembre 2009

Il pudore.

Tratto da "La via del musulmano", dello shaikh Abu Bakr Djabar Al Jazairi. 

"Il musulmano è naturalmente pudico e decente. Il pudore è uan sua qualità intrinseca e fa parte della fede, che è alla base del suo comportamento. Disse il Profeta (pbsl):

"La fede ha più di 70 rami (o disse: più di 60), il migliore di questi rami è proclamare che non c'è altro dio che Allah e l' ultimo è liberare una strada da qualcosa che l'ingombra. Il pudore è uno dei rami della fede."

Il pudore fa parte della fede perchè entrambi invitano a fare il bene e condannano il male. La fede impegna il credente alla devozione e a sfuggire i peccati. Il pudore, alla stessa maniera, impedisca all'uomo di essere ingrato nei confronti di chi gli fa del bene o di disconoscere il diritto degli altri. L'uomo pudico non dice e non fa quello che può ferire, nel timore di attirarsi critiche o rimproveri.

E' per questo che il pudore è un bene in sè ed è una fonte di bene. Disse il profeta:

"Il pudore genera solo il bene" (Bukhari e Muslim)

In un'altra versione riportata da Muslim disse:

"Il pudore è buono in assoluto"

Suo contrario è l'oscenità, i gesti e le frasi oltraggiose e aspre. Il musulmano non è svergognato nè brutale; lo testimoniano le parole dell'Inviato di Dio (pbsl) che disse:

"Il pudore fa parte della fede, essa è in Paradiso. L'impudenza è segno di acrimonia, essa è all'Inferno." (Ahmed)

Comportandosi pudicamente il musulmano imita l'esempio del Profeta (pbsl), il migliore degli uomini in tutti i temp. In effetti era più pudico che una vergine nella sua stanza riservata. L'imam Bukhari riporta questo hadith riferito da Abu Said:

"Quando il Profeta vedeva qualcosa che gli dispiaceva, si poteva leggere la disapprovazione sul suo viso."

Incoraggiando la cura di questa caratteristica e sviluppandola nella società, il musulmano non fa altro che invitare al bene e mostrarne la via; il pudore, come abbiamo visto, fa parte della fede che da parte sua è la somma delle virtù e la fonte di tutte le buone qualità. In un hadith universalmente riconosciuto leggiamo che un giorno, passando per una strada, il Profeta (pbsl) vide un uomo che rimproverava suo fratello per il suo pudore (eccessivo).

"Smetti di rimproverarlo," gli disse, "il pudore è fede!"

In questo caso, l'intervento del Profeta (pbsl) è un invito a lasciare che questo carattere si sviluppi nellanimo del musulmano senza contrariarlo, anche se questo dovesse comportare la perdita di qualche diritto materiale. Per il musulmano, infatti, è meglio perder qualche cosa piuttosto che perdere il pudore che rappresenta una parte della sua fede, un segno della sua umanità e una fonte di bene.

Che Dio abbia misericordia di una donna che, avendo perduto il suo bambino, andò, con il viso velato, a cercarlo presso un gruppo di uomini.

"Guardate questa donna" disse uno di loro "va a cercare il suo bambino con il viso velato!" La donna sentì e gli rispose: "Uomo! Preferirei perdere mio figlio piuttosto che il pudore!"

Ma il pudore non impedisce al musulmano di dire la verità, di istruirsi e di esortare al bene e condannare il male. Ussama ibn Zaid, diletto del Profeta (pbsl) come lo era stato suo padre prima di lui, intervenne presso l'Inviato di Allah (pbsl) in favore di una ladra. Il pudore non impedì al Profeta (pbsl) di rispondergli severamente: 

"Come puoi intercedere contro una legge divina? Ti giuro in Nome di Dio che se mia figlia Fatima rubasse, le farei tagliare la mano!"

Il pudore non impedì a Umm Sulain, una donna ansar, di chiedere al Profeta:

"Messaggero di Dio! Allah non arroscisce davanti alla verità: la donna deve lavarsi se sogna un rapporto intimo con suo marito?" e il pudore non impedì al Profeta (pbsl) di risponderle:
"Sì! Se si accorge di aver versato la sua acqua."

Un giorno Omar ibn Al Khattab durante la khutba criticava l'eccessivo rincaro dei doni nuziali. Una donna gli rispose: Omar! Dio ce la concede e tu ce la vuoi togliere! Non ha forse detto nel Suo Libro: "Se avete dato ad una delle vostre mogli mille pezzi d'oro (Corano 4:20)"

Il pudore non inibì la donna dal difendere i diritti delle sue consorelle, nè Omar dallo scusarsi ed esclamare "Tutti sono più sapienti di te, Omar!"

Un'altra volta Omar dall'alto del pulpito esortava i presenti e diceva: "O gente! Ascoltate quello ceh vi si dice e obbedite!" Quand'ecco che un uomo si alzò e grido: "Nè ascoltiamo nè obbediamo! Tu indossi due vesti mentre noi ne abbiamo una sola*." Omar disse ad alta voce: "Dov'è mio figlio AbdAllah?" "Sono qui, padre", rispose il giovane. "Ti chiedo, in Nome di Dio" gli disse "non è vero che una di queste vesti è tua e me l'hai regalata?" "Giuro che è così padre!" Rispose AbdAllah. "Allora siamo tutt'orecchi e obbediamo"

Come si vede, il pudore non impedì all'uomo di dire quello che pensava nè a Omar di spiegarsi.

Il musulmano arroscisce nel denunciare gli errori degli altri e non trascura nessun dovere nei loro confronti. Non disconosce il bene ricevuto e nn causa il male a nessuno. Arroscisce di fronte a DIo se la sua adorazione non è abbastanza intensa, o se trascura di ringraziare per tutti i Suoi doni Allah, che lo governa con la Sua potenza e che conosce tutto quello che fa. Ricorda le parole di Ibn Mas'ud che disse: "Rispettate Dio nella maniera opportuna: badate a non mancarGli di rispetto con uno degli organi della testa o con il ventre e quello che contiene. Abbiate sempre presente allo spirito la morte e la decomposizione del corpo."

Abu Huraira riferisce questo hadith del Messaggero di Allah (pbsl):

"Dio è il più degno di rispetto**"

*: Un bottino di guerra pervenuto dall'Iraq comprendeva tra l'altro alcune pezze di stoffa. Omar le distribuì agli abitanti di Medina. Ognuno ne ebbe una piccola quantità, insufficiente per confezionare una veste. Anche la pezza che toccòa  Omar non era sufficiente per farne una bito. Allora chiese al figlio Abd Allah di concedergli la sua per poterle cucire insieme. L'uomo ignorando quello che era successo accusò l'emiro di ingiustizia e si rivoltò contro di lui.

**: Ecco l'hadith completo. "Inviato di Allah" disse Abu Huraira "parlaci della nudità. Quali sono le norme che dobbiamo rispettare a questo riguardo?" "Bada a non mostrare la tua nudità a nessun altro che alla tua sposa" rispose. "Ma se siamo in promiscuità cosa dobbiamo fare?" chiese Abu Huraira. "Fai quello che puoi perchè nessuno la veda!" "E se si è soli?" chiese ancora il sahaba. "Dio è degno di rispetto più che chiunque altro.""